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L’antico «Borgo» 

Cosa significasse con precisione «sû da drênta», all’epoca nella quale questa espressione fu coniata, non è facile da chiarire, ma, seppur con molta approssimazione, qualche spiegazione, non molto lontana dal vero, può essere tentata. Sappiamo, ed è ancora nella memoria e nella tradizione dei più anziani, che appena sotto il «Castello», in Salita Fontana, esisteva un mulino ad acqua che poteva funzionare perché riceveva acqua dal «Rile» (Rio Castellania). Le acque venivano deviate in un fosso che partendo dalla zona sotto la «Polveriera» attuale, passando a mezza costa sulla sponda destra del «Rile», sfruttando la naturale pendenza del terreno, riuscivano ad arrivare al mulino per azionare la macina. Non è infondato supporre che il fosso diventasse attorno a «sû da drênta» un fossato e che avesse una funzione difensiva della zona fortificata del «Castello» senz’altro circondato da mura. Ecco, «sû da drênta» significava del «Castello» e delle case dentro le mura. La funzione di queste mura era anch’essa difensiva, comune a tutti i centri abitati nelle epoche passate. Nei tempi antichi, ogni centro abitato derivava da altro centro abitato più antico, sorto in posizioni adatte alla sopravvivenza delle genti che vi vivevano a «Villa» antica aveva senz’altro questa caratteristica posta, com’era, sulla sommità di una collina. Del resto ai piedi di questa collina passava una via romana importante, la «Postumia» ed è piuttosto logico supporre che già i Romani, sulla sommità della collina avessero creato qualche fortificazione; l’antica torre esistente nel Medio Evo (1137) che veniva descritta come «torre vetusta» potrebbe benissimo essere stata opera dei romani stessi. Molto interessante da notare il particolare di quello sperone che fuoriesce dal muro della «Chiesetta» del Castello, lato Sud, certamente molto più antico della Chiesetta stessa. Dunque «sû da drênta», Villa dei primordi, ha vissuto certamente ed è stata testimone di vecchissime pagine di storia che non si può compiutamente raccontare; una pagina è la «Chiesetta», restaurata con il generoso aiuto della gente di Villalvernia e riaperta al pubblico il 17 settembre 1989. Tutto ciò nella doverosa consapevolezza che conservando le parti più significative del piccolo centro, si conserva la storia del paese.

L’antica chiesetta 

Chiesetta dell'Antico Borgo

Chiesetta

Dalla primitiva, antica chiesetta, nata forse come modesta cappella, destinata a soddisfare le esigenze religiose del solo borgo, invece, attraverso numerose modifiche, è sorta l’attuale nel periodo rinascimentale, del quale evidenzia motivi architettonici.
All’interno vi riposa con la diletta figlia il Generale Giuseppe Passalacqua, medaglia d’oro al valor militare, caduto nella sfortunata, ma eroica battaglia di Novara del 23/3/1849. L’organismo della chiesa si compone di quattro bracci coperti a “botte” che convergono verso la cupola sostenuta da quattro archi.
Le volte sono a “botte” con una sola navata. Tra la chiesa e la ex canonica è incorporata la torre campanaria in corrispondenza dell’altare maggiore.
In prossimità dell’ingresso, sul lato sinistro, una scala, attualmente senza sbocco, è compresa in un avancorpo edificato nel 1869 dalle Suore della Visitazione di Porto Maurizio, divenute proprietarie.
Il tutto allo scopo di collegare direttamente, a mezzo di una galleria esterna poi demolita, la chiesa al castello, trasformato in quel periodo in convento. Ciò per evitare l’uscita allo scoperto delle religiose, trattandosi di suore di clausura.

Tomba Passalacqua

Tomba Passalacqua

Un’altra scaletta, posta sul lato destro, dirimpetto, immette alla cripta esistente sotto la chiesa, dove sono conservate le spoglie del Generale Giuseppe Passalacqua. Alla chiesa si accede da una sola porta esterna posta sulla facciata principale.

Il gen. Passalacqua, una figura storica per Villalvernia

Da tempo, il generale Passalacqua riposa nella cripta della chiesetta posta nella parte alta di Villalvernia, presso i suoi antichi possedimenti. Verso la fine degli anni ottanta, il paese di Villalvernia s’impegnò particolarmente per ottenere che il sepolcro del generale fosse riportato in condizioni di sicurezza, il progetto fu realizzato innanzi tutto grazie all’impegno profuso dal dott. Domenico Marucchi e d’altri volontari che lo seguirono con encomiabile entusiasmo. Torniamo però al generale Passalacqua, figura simbolica per il paese. Giuseppe Passalacqua nacque a Torino il 9 dicembre 1794, suo padre era il marchese Luigi Matteo, la madre Vittoria Garetti di Ferrero. Inizialmente il giovane Giuseppe studiò legge, poi intraprese la strada delle armi. Al ritorno dei Savoia, che privilegiavano l’antica nobiltà piemontese, la sua carriera nell’esercito si svolse con continuità, ma senza particolare brillantezza. Il gradimento dei Savoia, soprattutto a Carlo Alberto, permise al Passalacqua di rimanere negli ambienti vicini alla famiglia reale e gli permise di svolgere incarichi delicati, quali contatti fra il Re ed il governo provvisorio di Milano, dopo le cinque giornate, nel 1848. Nel 1848 era colonnello comandante della brigata Casale e prese parte ai combattimenti di Goito, di Santa Lucia e di Milano. Nel novembre 1849 lo troviamo al comando della Brigata Piemonte, facendo parte della Quarta Divisione che era guidata dal sabaudo Duca di Genova. Giuseppe Passalacqua era un tradizionalista e come molti appartenenti agli ambienti nobiliari piemontesi non vedeva di buon occhio la guerra contro gli austriaci, sostenuta apertamente dagli ambienti liberali e democratici. Per quest’ultimo motivo il Passalacqua era sospettato e, inoltre, accusato di tiepidezza, ma seppe smentire i suoi detrattori compiendo fino in fondo correttamente il proprio dovere. Purtroppo, durante la battaglia di Novara, il 23 marzo 1849, nei pressi della chiesa del sobborgo novarese della Bicocca un colpo di fucile, sparato dalla vicina cascina Galvagna, colpì mortalmente il Passalacqua al fianco sinistro. Il 13 luglio 1849 il Passalacqua era insignito di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: “Morto sul campo di battaglia alla testa della sua brigata”. Nel 1925, il volume “Le medaglie d’Oro al valor militare” cita il gen. Passalacqua come decorato al valore con medaglia d’oro. Purtroppo, nessuno è riuscito a recuperare l’eventuale provvedimento che trasformo la medaglia d’argento di Giuseppe Passalacqua in medaglia d’oro. Ad ogni buon conto, dal 1925 in poi, del marchese Passalacqua si parla come di una medaglia d’oro. Oltre che a Tortona, il marchese di Villalvernia è figura onorata anche a Novara, dove gli fu intitolata una caserma e dove gli fu dedicato un artistico medaglione scolpito, opera del Dioguardi, inaugurato nel 1894. E’ sepolto nella chiesetta del Castello di Villalvernia, Sacrario dei Decorati al V.M. della Provincia. Inoltre, è la prima Medaglia d’Oro al V.M. delle Quattro Guerre per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia.

…altre notizie sul gen. Passalacqua

Il casato dei Passalacqua risulta presente a Tortona fin dal 1200 e da allora troviamo una lunga serie di personaggi appartenenti a questa nobile famiglia (notai, uomini d’armi e di chiesa, pubblici amministratori) che si distinsero nella storia tortonese. Da tale famiglia nacque a Tortona il 9 dicembre 1794 Giuseppe Passalacqua, marchese di Villalvernia. Il padre, Matteo era gentiluomo di camera presso la corte dei Savoia, e il nonno, Giuseppe Pietro Luigi era stato consigliere nel comune di Tortona ed esperto agrario: a lui va il merito di aver introdotto nel Tortonese la coltura del gelso, che si sarebbe poi rivelata sicura fonte di ricchezza per l’allevamento del baco da seta. I Passalacqua risiedevano in una nobile casa settecentesca con ampio giardino. Il palazzo Passalacqua (oggi Orsi-Carbone) è situato nel centro storico di Tortona, nella via poi intitolata all’illustre famiglia. Giuseppe Passalacqua, intraprese ancor giovane la carriera militare. Nel 1822 era insignito del titolo di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro e qualche anno dopo era Primo Scudiero della Regina e Colonnello Tenente delle Guardie del Corpo di S.M.. Fu a lungo consigliere comunale di Tortona, anche se partecipava piuttosto raramente alle sedute consiliari, poiché per ragioni d’ufficio, risiedeva a Torino. Tuttavia dalla capitale era sempre al servizio della città, come ad esempio nel 1844, quando fu richiesto un suo intervento presso il competente dicastero affinché a Tortona fosse localizzato il bivio per Torino e per la Lombardia della strada ferrata in progetto da Genova. Nel 1848, quando venne dichiarata la Prima Guerra d’Indipendenza aveva raggiunto il grado di Maggiore Generale. Dopo l’occupazione della Lombardia egli rappresentò Carlo Alberto nel governo provvisorio di Milano, quindi passò a comandare la Brigata Casale, che combattè a Santa Lucia presso Verona. Alla ripresa delle ostilità con l’Austria, nel marzo del 1849, faceva parte della IV divisione comandata dal duca di Genova, che era sul confine del Ticino. Dopo alcuni scontri a Mortara ed a Vigevano, il 21 marzo era alla Bicocca alle porte di Novara. Il 23 marzo avvenne un nuovo scontro ed egli assunse personalmente il comando del 3° Reggimento Fanteria per arrestare l’avanzata austriaca. Il fuoco nemico era molto intenso ed egli, colpito mortalmente, cadde sul campo di battaglia. Il re Carlo Alberto lo insignì della Medaglia d’Oro al Valor Militare: si trattò, quindi della prima medaglia d’oro concessa nelle guerre del Risorgimento. Essa fu poi donata all’Istituto d’Istruzione, Antichità e Storia, quindi al comune di Tortona, che la conserva ancora oggi. Le spoglie del Generale Passalacqua furono poi sepolte nella cappelletta del Castello di Villalvernia che, dopo anni di abbandono, è stata nel 1989 restaurata a cura del Comitato Permanente Superstiti 38° Regg.to FTR Div. Ravenna. Così quell’antica cappelletta è diventata il Sacrario dei caduti e dei dispersi del 38° Rgt. in Russia nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ma anche sacrario dedicato ai Caduti della nostra provincia decorati al V.M., Tortona ha ricordato il Gen. Passalacqua intitolandogli la grande caserma di corso Alessandria. Nel 1893 in sua memoria presso l’ingresso fu murata una epigrafe con busto, pregevole opera dello scultore Goria. Tale busto è ora misteriosamente scomparso, vittima, purtroppo, dell’incuria ma anche della ingratitudine dei tortonesi.

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