Il giorno della preghiera®

Il primo dicembre a Villalvernia è il giorno della preghiera. Per questo motivo da settant’anni i villaverniesi si ritrovano in chiesa a pregare ed a commemorare. Col passare del tempo i sopravvissuti son sempre meno, ma rimangono i figli ed i nipoti. Si tramanda il ricordo. E la preghiera quando è comunitaria assume ancor più forza verso l’alto fino a raggiungere le anime beate che perirono quel giorno. E quanti pregheranno privatamente con lo sguardo rivolto ai loro cari morti prematuri? L’Amministrazione Comunale, qualunque essa fosse, non ha mai tralasciato di promuovere verso la comunità civile un coinvolgimento, come fosse una chiamata verso la comunità religiosa. Anche quest’anno è stato così! Ed anche i Sindaci di paesi vicini si sono stretti nel ricordo. L’altare col Vescovo e parecchi sacerdoti. Gli alunni della scuola, così piccoli, ma è giusto che partecipino, anche una piccola traccia può lasciare il segno in loro di questa santa messa un po’ diversa dalle altre. Forse perchè più importante. E la corona di alloro è solo un gesto, ma molto importante. Peccato che le significative parole del Sindaco siano state pronunciate fuori dalla chiesa tra ombrelli aperti e distrazione a funzione terminata.

In chiesa le foto_1

In chiesa le foto_1

In chiesa le foto_2

In chiesa le foto_2

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Per non dimenticare

Si avvicina il Primo dicembre, 70esimo anniversario dal Bombardamento, pubblichiamo un articolo scritto dieci anni dopo l’accaduto.

IL POPOLO NUOVO – DOMENICA 5 DICEMBRE 1954

IL TRAGICO BOMBARDAMENTO DEL 1944
IN DIECI MINUTI VILLALVERNIA FU TRASFORMATA IN UN CIMITERO

Villalvernia, 4 dicembre.

Dieci anni fa Villalvernia scompariva sotto un tappeto di bombe. Bastarono dieci minuti per ridurla a un pauroso cimitero sconvolto. Era il primo dicembre e il campanile aveva da poco suonato le due quando nel cielo limpidissimo del paese comparve una formazione di nove bombardieri pesanti: gli stessi che erano passati un’ora prima. “Rientrano alla base” commentò la gente. E invece puntavano su di loro, su Villalvernia dove, anziché quella compartimentale di Genova, gli alleati ritenevano si fosse trasferita la Direzione centrale delle Ferrovie dello Stato. Questo era l’obiettivo, ma nessuno l’immaginava. Perciò non fu suonato l’allarme: le donne rimasero in casa, gli impiegati negli uffici, i bimbi nelle scuole. Così quando gli aerei sganciarono le bombe fu come se seminassero la morte. Dire terrore é nulla. Il paese fu colto da un delirio collettivo. La gente – quelli che non erano rimasti sotto le macerie – correva come impazzita per le strade: era un grido solo, un grido che diventò urlo disumano quando di lì a poco si videro gli apparecchi. Chi poté raggiunse il bosco, i prati, le colline. Gli altri scesero nelle cantine, negl’interrati con l’illusoria speranza di trovarvi solido riparo.

Ritornano…”

Anche Don Pierino Bonaventura, il nuovo vice – parroco che da appena cinque mesi, a 22 anni, era stato ordinato sacerdote, vedeva che ritornavano, ma lui non corse verso nessun rifugio. Sapeva che la sua missione era un’altra: fra le case distrutte potevano esserci moribondi e lui doveva esserci, moribondi e lui doveva essergli accanto in quegli istanti supremi. E il pretino fu visto uscire dalla canonica con gli Oli Santi e correre presso i feriti. E come lui, furono visti l’ostetrica comunale Rosa Alloni cercare di portare in salvo un bambino e il ferroviere Ettore Corana prodigarsi in aiuto di un suo superiore. La seconda ondata travolse tutto. Crollarono le scuole, il Municipio, la sede della società del Mutuo Soccorso, la canonica, decine di case. Durante la loro sublime opera di soccorso morirono il ferroviere, l’ostetrica, il pretino. Dieci minuti era durata la tregedia. Villalvernia non c’era più.

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