Centro di Inanellamento di Villalvernia

Tratto da www.giornal.it

Usignoli, assioli e gruccioni popolano i nostri cieli

Alla scoperta della fauna avicola

di V.F.

Cavaliere d'ItaliaQual é l’uccello che torna più frequentemente nelle nostre zone? E quello più vecchio? E quello che arriva da più lontano? Tutte domande a cui si può ottenere una risposta grazie al lavoro del Centro di Inanellamento di Villalvernia, situato all’interno della zona di ripopolamento e cattura che si trova lungo lo Scrivia. Come ci spiega Silvano Fabrizio, responsabile del Centro, questa è “una ZPS, cioè zona di protezione speciale, e un SIC (sito di importanza comunitaria) controllato, quindi, dalla Comunità Europea”. L’area tra i comuni di Villalvernia e Cassano Spinola è stata inoltre scelta tra le prime 10 per importanza in tutta la regione. In Europa durante il XX secolo circa 115 milioni di uccelli sono stati inanellati – cioè marcati da un anellino di metallo stretto intorno ad una zampa capace di descriverne gli spostamenti – ed il numero di ricatture – cioè di ritrovamenti degli esemplari inanellati – supera i 2 milioni. A Villalvernia dal 1990 a oggi sono stati inanellati 25 mila volatili e si contano ben 120 specie di uccelli su cui, grazie a questo lavoro, si hanno delle informazioni più dettagliate. Numeri da capogiro: i più alti in Piemonte, tra i più alti a livello nazionale.  

Stazione di catturaIl Centro prevede anche un programma di ricerca scientifica mirata a studiare l’avifauna: una ventina sono le tesi di laurea redatte con l’aiuto degli addetti inanellatori.  

La stazione copre le rotte di migrazione a partire dal nord Europa fino alle regioni trans-sahariane dell’Africa. “E’ una concreta tecnica di ricerca – continua Silvano Fabrizio – che consente di definire quali specie migrano, le rotte di migrazione, le aree di sosta e la biologia degli uccelli. Gli uccelli vengono catturati con speciali reti dette “reti nebbia” e marcati con un anello su cui è inciso un numero progressivo”. Per le attività di monitoraggio delle popolazioni e per la raccolta di dati utili alla comprensione dei meccanismi migratori delle specie ornitologiche, il Centro Provinciale collabora con l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica di Bologna (che è il centro di coordinamento dell’intero territorio italiano), con i centri universitari di Alessandria, Torino e Genova e con i Musei di Storia Naturale. “Sempre più numerosi sono gli avvistamenti di specie rare e finora poco diffuse allo stato libero nell’alessandrino, come l’aquila, i cigni reali e, negli ultimi giorni, alcuni esemplari di Ghiandaia Marina”. Un lavoro invisibile, che dà grandi risultati.

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Pubblicato il 19 agosto 2009 su Redazione. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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