Villa architettonica

VILLA ARCHITETTONICA
Colori e forme delle case del nostro paese


Per chi viaggia sulla Statale di Genova, l’apparizione delle case di Villalvernia ritte l’una sull’altra sul pezzo di collina che dà l’avvio alle morbide e pittoresche ondulazioni che conducono all’Appennino, offre uno spettacolo quanto mai gradevole, seppure non insolito nel meraviglioso paesaggio italiano, dove città e paesi costruiti a gradinata sono innumerevoli, per la natura stessa del terreno.
Uno spettacolo che fa pensare a quelle scenografie quasi fiabesche inventate dai fantasiosi pittori del 1400 per gli sfondi dei loro quadri o da più moderni autori di opere teatrali per ambientare le loro creazioni. Gli oscuri capimastri del passato dovevano possedere un ben fondato gusto a questo riguardo; sapevano dare alle loro pur modeste costruzioni una impronta di nobiltà con un perfetto ritmo di proporzioni, con un sapiente dosaggio delle decorazioni e del colore, sì da ottenere una amalgama naturale fra lo stile delle loro case e quello dei periodi precedenti.
E’ un paesaggio italiano, dunque, quello che ci appare, con una certa impronta di Liguria in qualche facciata, dipinta a colori vivaci, secondo il carattere tipico dei palazzi liguri, con un po’ di Toscana nei tetti di classici coppi, picchiettati di patina variata fra il bianco calcinoso ed il grigio fumoso, ed in certi muri alternati di mattoni e di pietre azzurro verdoline.
Nelle giornate di sole spiccano le linee secche dei contorni, e le ombre trasparenti giocano accendendo le superfici illuminate di vivo colore.
Sull’alto, la bianca mole del castello; di linee neoclassiche, contornata di belle piante, imponenti, insieme al vicino campaniletto della Cappella settecentesca, di rossi mattoni, ed al piccolo borgo “di dentro”, l’antico nucleo di Villa, già recinto di mura, contribuiscono a dare una fisionomia “storica all’insieme. Sotto, lo schieramento di case in un movimento incrociarsi di verticali ed orizzontali di facciate, di terrazze, di tetti, come in parata, con pause, qua e là, di vegetazione, frutti, fiori, cascate di vite vergine o edera. La grande cupola rossa della Chiesa Parrocchiale completa il quadro, dominando, con il suo elegante campanile, la parte pianeggiante del paese.
Ecco l’aspetto, a grandi linee, della veduta panoramica di Villalvernia.
Ma addentriamoci fra le case. Scopriremo una varietà di scorci uno più interessante dell’altro; tra la via Cavour, la salita Fontana, Via Vittorio Emanuele, si avvicendano prospettive insolite, con quelle irregolarità e bizzarrie che, non ricercate, non volute, sono un po’ la nota caratteristica delle cosiddette architetture spontanee, dov’è più facile trovare i segni della fantasia italiana.
Si dirà, forse, che ogni paese ha queste caratteristiche.
Ma non è così. Ci sono molte differenze. Forse è questione di fortuna, forse è questione di gusto; in quest’ultimo caso il merito è dei cittadini. Per chi ama la campagna, ancor più interessante è il paesaggio che si sviluppa al di là delle case in direzione di Carezzano, Paderna e S. Agata. Qui vediamo muoversi colli e campi striati di vigneti dai filari perfettamente allineati, macchiati a toppe dal giallo dorato dei campi arati (o del grano maturo, quando è la sua epoca), dal verde tenero dell’erba medica o dal verde scuro dei boschetti di querce e di robinie. Altri gruppi di case spiccano sulle alture, gruppi compatti come fortilizi, ciascuno col suo campanile aguzzo ed i suoi tetti rossi, Torre Sterpi, Spineto, Podigliano, le torri di S. Alosio. L’orizzonte si anima di pennellate irreqiuete.
E di lassù altri panorami si schiudono verso nuovi colli, nuove macchie di verde, di ocra, di vigneti. E’ un paesaggio di serena bellezza che può essere considerato fra i più belli del Piemonte, e non solo del Piemonte.
Come non rivolgere un pensiero al contadino che, col suo duro lavoro, contribuisce alla esaltazione di questa terra fecondandola materialmente e spiritualmente? Egli, con la sua opera preziosa, col suo amore, plasma, abbellisce ed umanizza questa terra, che poi, a sua volta, restituisce, come in segno di riconoscenza, ricche spighe, rosse pannocchie, bei grappoli da trasformare in puro nettare.

Adriano Sicbaldi (da lui scritto nel 1982)

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Pubblicato il 9 febbraio 2009 su Personaggi illustri, Storia locale, Vie del paese. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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