Villalvernia prima del tragico bombardamento aereo del 1° dicembre 1944

Proviamo ora, facendo un lungo passo indietro nel tempo, a ricordare com’era la vita di questo paese, con brevi cenni sui luoghi e le persone, proprio fino a poco prima che fosse colpito al cuore da una pioggia di bombe devastanti.
Siamo a Villalvernia, è il 1944, questo è uno dei tanti paesi della provincia d’Alessandria.
La vita scorre tranquilla come lo può essere per l’epoca di cui andiamo scrivendo. In paese sono numerose le attività lavorative.
C’è la macelleria di Ugo Canegallo, quella di Giacomo Ferretti – entrambe accanto alla chiesa parrocchiale – e quella di Renato Lorenzotti, lui aveva un negozio d’alimentari, macelleria e il peso pubblico (situati proprio dove oggi c’è l’attuale panetteria).
In via Cavour, c’è un negozio di alimentari, proprietari sono Luigi Capelletti e Maria Bisio; di fronte, c’è una rivendita di tabacchi, gestita da Paolo Grassi. Sulla Strada Statale, un piccolo negozio di alimentari, di Francesca e Romolo Ferrari.
La farmacista del paese era la signora Elsa Artana, aveva la farmacia poco oltre l’attuale rivendita di tabacchi.
In via Roma, c’era il negozio del parrucchiere Giovanni Parodi, nella stessa via, poco oltre, il consorzio agrario.
Accanto alla chiesa parrocchiale, in via Garibaldi, c’era la banca Cassa di Risparmio delle Province Lombarde.
Due erano le panetterie: quella di Carlo Ratti e quella di Teresio Ferrari, posta in fondo in via Cavour.
In via Passalacqua, la strada che porta verso le colline, c’era una rivendita di stoffa gestita da Angelo Persi; un altro negozio che vendeva merceria era gestito da Eva e Marina Arzani. Due erano i calzolai in paese: Ettore Terasconi era in via Cavour, mentre Adamo Roderico era in via Domenico Carbone.
Ancora una volta cito la chiesa parrocchiale, nella piazza antistante due bar, uno di Ugo Rapetti, l’altro di Eugenio Persi.
In via Domenico Carbone, Luigi Lorenzotti con un bar-ristorante. Alfonso e Giusto Lorenzotti con la loro carrozza a cavalli facevano, a richiesta, trasporto di persone.
C’era in paese anche la Società di Mutuo Soccorso, sita in via Roma – Presidente era Alessandro Canegallo – aperta quando erano organizzate feste danzanti, oppure, quando c’erano le rappresentazioni con i burattini. L’antica fornace dava da lavorare a molti, venivano anche dai paesi viciniori, era gestita dai proprietari, i fratelli Vanoni. Le altre attività lavorative erano svolte da ferrovieri, agricoltori, muratori.
Appena fuori del centro abitato era il mulino, gestito dai fratelli Campora; funzionava con l’acqua proveniente dalla roggia che dava la spinta alla ruota per sviluppare energia utile alla macinatura del grano e del granoturco. Oltre che dal paese, la gente proveniva anche dalla collina e dai paesi vicini per servirsi del mulino di Villalvernia.
L’ufficio postale era nei pressi del luogo in cui oggi si trova la locale stazione dei Carabinieri; Chiarina Pernigotti era la portalettere del paese.
Nei pressi della stazione ferroviaria c’era un fabbro, Mario Ricci.
Agostino Bisio faceva il falegname, accanto alla chiesa. Callisto Veronese aveva una segheria poco oltre la strada che svolta verso Novi Ligure, mentre Natale Bottazzi aveva una segheria e costruiva casse da morto.
Ci si divertiva anche giocando a calcio, il campo da gioco era in prossimità del torrente Scrivia.
La squadra locale faceva tornei amatoriali con i paesi vicini. I fratelli Carrega, Giuseppe Ratti, Ugo Canegallo, Carlo Ponta, Alfredo Borasi, Elio Favaro, Francesco Corana, Giuseppe Melone e Mario Cimento, questi i nomi degli “assi” locali, veri e propri fuoriclasse dell’epoca. Dove oggi c’è il piazzale del bar Romano, all’epoca c’erano i giochi delle bocce e una cappella votiva, la stessa che oggi si trova lungo la strada per Carezzano, al confine del paese.
In chiesa si festeggiava San Teodoro e la Madonna del Rosario facendo le processioni per le vie del paese con le relative statue. Insomma, Villalvernia, fino al 1° dicembre 1944, un paese tranquillo e laborioso, senza animosità evidenti.
Poi, quel giorno, verso le ore 14,10, dodici bombardieri pesanti, in tre ondate da sei bombardieri ciascuna, effettuarono sul paese un bombardamento a tappeto sganciando un’enorme quantità di bombe, causando 109 morti, 253 feriti, distruggendo 24 case danneggiandone gravemente 27 e lesionandone 57.
Ci domandiamo ancora oggi, a distanza di tanti anni, perché?
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Pubblicato il 19 ottobre 2008 su Radici di un paese, Storia locale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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