L’antica tradizione della "Patronale"

Trattiamo, lontano dalla ricorrenza, quindi a mente fredda, della Festa Patronale del paese dedicata alla Beata Vergine del Rosario.

Tradizione vuole che la festa Patronale di Villalvernia sia dedicata alla Beata Vergine del Rosaio. Cade ogni anno la prima domenica del mese d’ottobre. La tradizione, purtroppo, al giorno d’oggi è sostituita dall’evento. La tradizione esige costanza, lunga memoria nel corso dei giorni, fedeltà quotidiana ad una pratica, ad un rito; l’evento invece è la religione nell’attimo fuggente. Proviamo a fare un passo indietro negli anni, cercando di ricordare una festa d’altri tempi, neanche poi tanto lontani. Nel periodo seguente il dopoguerra, dagli anni cinquanta, la festa patronale era molto sentita in paese, durava due giorni, non di più. La domenica, giorno dei festeggiamenti, si ritrovavano tutti alla Santa Messa delle ore 11, celebrata dall’arciprete don Angelo Beccaria. La chiesa era colma, c’era un sentimento comune per la festività del Santo Patrono. Al termine della funzione religiosa, la processione per le vie del paese: Via Cavour; Salita Fontana; il Castello, con una breve sosta alla chiesetta; discesa lungo Via Passalacqua; il passaggio lungo la Strada Statale e il rientro in chiesa provenendo da Via Valerio. Naturalmente, tutto il tragitto era percorso con la statua della Madonna del Rosario portata sulle spalle. Al termine, tutti a casa per il pranzo della Festa. Un momento conviviale in cui ritrovarsi tutti insieme. In allora si era soliti invitare amici e parenti, che arrivavano anche da lontano. Questa era la tradizione. Dopo pranzo, durante il pomeriggio, c’era l’avvenimento tanto atteso. Un incontro di calcio che si disputava presso il campo di proprietà dei signori Gritta, situato presso lo Scrivia. Solitamente, l’incontro era organizzato da Gino Lorenzotti. L’avversario tradizionale con cui si organizzava l’incontro era il Cassano. Una partita secca e molto sentita, senza esclusione di colpi, alla quale assistevano un gran numero di spettatori. Per tutto il giorno della festa era aperto un banco di beneficenza, allestito presso i locali del Municipio oppure presso l’Asilo infantile; il ricavato andava sempre a favore della Parrocchia. Il giorno della Festa, le vie del paese, era facile per gli abitanti incontrarsi e scambiare quattro chiacchiere, oppure fermarsi presso la piazza del Municipio dove c’era una donnina che vendeva i canestrelli o “brasadé”. C’era anche una bancarella che vendeva torrone e dolciumi vari; non c’era di certo la scelta che abbiamo noi il giorno d’oggi. Presso il piazzale sulla Strada Statale, lungo Via Domenico Carbone, c’erano alcune giostrine per i più piccoli e, anche lì, qualche bancarella. Molti, tra i più anziani, ricordano un’attrattiva di allora: il cosiddetto “gioco dell’ancora”. Un po’ come la roulette, una ruota, con all’interno una pallina, era fatta girare e si puntava sull’uscita del colore o di un numero. Presso il campo da bocce, luogo in cui prima del bombardamento v’era la Società, era tradizionale la gara che iniziava la domenica, per poi terminare il giorno successivo. Era usanza ricorrente montare il cosiddetto ballo a palchetto sulla piazza del Municipio, così la sera della Festa si andava tutti ad ascoltare l’orchestra locale: “I sette pazzi del ritmo”. Il gruppo era costituito da elementi locali. Ubaldo Ferretti, al contrabbasso; Secondo Fenù, al violino e sax; Remo Pernigotti, alla tromba; Carlo Bottaro “Gigetto”, al sax contralto; Bruno Mobiglia, alla batteria; Aldo Mobilia, alla fisarmonica e piano; Franco Megazzini, al tenore; Mario Albisini, alla tromba. Un gruppo di autentici fuoriclasse della musica ed inguaribili appassionati. Si replicava la serata musicale e danzante anche il lunedì della Festa. Questa, in sintesi, il racconto dello svolgersi di una Festa Patronale di Villalvernia in tempi ormai lontani. Una ricorrenza molto sentita e tanto attesa. Nel corso degli anni che seguirono, si cercò sempre di mantenere in vita i festeggiamenti della Madonna del Rosario con aggiunta di piccole manifestazioni in programma. Nell’ultimo decennio, la Festa venne anche rivitalizzata dall’aggiunta di un evento certamente nuovo per il paese: il Palio degli Asini. Quest’ultimo ebbe una buon successo per alcuni anni, poi cessò ogni stimolo ed ogni entusiasmo per la sua organizzazione. La Festa Patronale, invece, sopravvive al tempo che passa e agli eventi che ne intaccano l’autentico significato di un tempo.

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Pubblicato il 27 marzo 2008 su Storia locale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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