Storia di Villalvernia

Scriveva Papa Alessandro III in una bolla, che Villa era nominata in una bolla di Papa Lucio III (1144-45). Ma Villa è più antica. Essa possedeva i beni vicinali di cui fra poco, ed i beni vicinali sono di origine ligure, cioè appartenevano ad una comunità ligure che continuò attraverso un vico romano. Se ne deduce che Villa si riallaccia ad un nucleo ligure che formò poi un vico. Come si chiamasse questo vico e dove fosse si ignora. La parola Villa è latina. La Villa medioevale era in alto sopra una lingua di terra che si stacca dall’altipiano, antico alluvione dello Scrivia che si protende da Cassano a Carbonara. Detta lingua è circondata da ripe ed era resa più forte da mura di cui si vedono delle vestigie. A sud di essa era il Castello. E’ tradizione che per andare alla Villa da Tortona e dal Castellaro si saliva sull’altipiano. Non si ha memoria di fossato o di ponte levatoio, ma certamente dovevano esistere. Villa feudalmente dipendeva dal Vescovo, tuttavia non faceva parte del Vescovato. Era soggetta al Comune di Tortona per quanto riguarda il distretto. Questo Comune nel 1302 vi manteneva un piccolo presidio. Quando l’imperatore Federico Barbarossa si recò all’assedio di Tortona, un primo scaglione dei suoi soldati si alloggiò a Villa come scrive il Legè in Julia Dertona. Dopo la disfatta della città, alcuni prepotenti tentarono di usurparla al Vescovo, ma questi ricorse alla Santa Sede e si fece confermare l’antico possesso, e di nuovo se lo fece confermare da Papa Alessandro III nel 1162. Federico Barbarossa nel 1164 tolse Villa ai Tortonesi, ma otto anni dopo riconciliatosi con loro la restituì. Ciò nonostante nel 1190 si rese necessaria una nuova conferma che venne fatta dal Papa. Nel 1235 Villa (cosa assai frequente allora) era tenuta da un consorzio, di cui facevano parte Iozzolo e Oberto della Torre di Villa, Pietro Gambaldo di Villa, Ansaldo e Rubaldo della Torre di Villa, altro Ansaldo di Folco della Torre di Villa e dai fratelli Carlo e Guglielmo del fu Rubaldo Ferracano ed altri, i quali nel 1237 vendevano i boschi e i gerbidi che possedevano sullo Scrivia all’Abbazia di Rivalta. Benché feudo, Villa era anche comune, il quale all’8 luglio 1235 con tutta la credenza vendeva i boschi ed i gerbidi che aveva sullo Scrivia all’Abbazia di Rivalta. Le discordie tra Guelfi e Ghibellini entrarono anche in Villa; per toglierle Pietro Bono e Guido Villa consegnarono il castello e la villa a Guido e Mosca della Torre come fecero gli altri feudatari. Nel 1326 il Vescovo Princivalle Fieschi investì la metà del feudo a Giovanni e Francesco di Villa. Non sappiamo di che famiglia questi fossero; forse erano Busseti; fatto sta che un Vescovo privò un Busseti del feudo perché non gli pareva provata l’investitura, e che nel 1356 il Vescovo Giovanni Visconti, avendo esaminata la causa e trovatala legale restituì il feudo ai Busseti. Nel 1366 lo stesso Vescovo investì di Villa Giacometto di Villa secondo un autore, e Manfredo di Villa per 1/16 secondo un altro autore. Quando il Tortonese passò sotto la signoria dei Visconti Filippo Maria il 30 maggio 1513 investì Villa a Guglielmo della Tour d’Auvergne, ossia Alvernia, salvis juribus Mensae Episcopalis Derthonae. Nel 1441 il Vescovo Barbavara investì di Villa Pietro Antonio d’Alvernia, ed il vescovo Giacomo Botta nel 1477 ne investì i cugini Luigi e Guglielmo d’Alvernia. Questa famiglia tenne il feudo per 163 anni e da lei prese il nome aggiunto. La famiglia Alvernia si spense nell’unica figlia Antonia che andò in sposa a Giovanni Francesco Spinola signore di Cassano ed a lui recò in dote il feudo, la quale traslazione fu approvata nel 1580 dal Re di Spagna e da Mons. Cesare Gambara, e poscia anche da Mons. Settala che ebbe diverse contestazioni cogli Spinola per cose di diritti. Settantatre anni dopo che gli Spinola erano in possesso di Villa, cioè nel 1653, da Filippo IV Re di Spagna il feudo venne elevato al titolo di Marchesato per Biagio Spinola. Ma anche la famiglia Spinola si spense, essendo morto il suddetto Biagio senza figli, e così il feudo rimase vacante. E qui facciamo un’osservazione. Dalle cose dette risulta che Villa era tenuta in signoria feudale dal Vescovo e dall’autorità civile; anzi il Vescovo nella questione col Marchese Biagio Spinola affermava di essere padrone della torre e di metà il feudo. E’ vero che le bolle papali parlavano di Villa, ma dal confronto con altre bolle col nome del luogo non si intendeva tutto il luogo, ma solo ciò che era in possesso senza determinare quanto. Il feudo vacante fu posto all’asta e fu acquistato da Pier Luigi Passalacqua, Maestro di Campo per il prezzo di L. 70 al focolare, cento lire per ogni tre lire di annua rendita e di mille lire per il castello al 22 giugno 1688. Nell’atto di acquisto non si parlava del titolo di Marchese, onde ne sorse una lite perchè il Passalacqua voleva quel titolo e l’Imperatore glielo negava. Frattanto il Tortonese passava a far parte dl Regno di Sardegna, ossia del Piemonte, e Re Vittorio Amedeo III al 10 settembre 1735 conferiva quel titolo a Giuseppe Luigi Passalacqua. Nell’investitura del Passalacqua non è più fatto cenno dei diritti feudali del Vescovo, quantunque questi conservasse proprietà e diritti feudali. Casa Savoia, proseguendo la sua politica accentratrice, nel 1751 ordinava che i beni feudali pervenuti al regio patrimonio fossero alienati: Villa non fu toccata da questa legge; fu però toccata da quella del 1797 con la quale si stabiliva che tutti i beni feudali, compresi i forni, i mulini e i pedaggi divenissero allodiali e soggetti ai carichi pubblici. Il governo francese poi abolì ogni residuo di feudalità. Nel 1819 al 20novembre, per istrumento rogato Montemerlo, Matteo Passalacqua comprava la metà dell’attuale castello e altri beni già feudali della Mensa. Nel registro dei morti di Villa si legge che furono trovati uccisi proditoriamente due soldati di un Pasalacqua. La famiglia Passalacqua si spense con la morte gloriosa del Maggior Generale Giuseppe che lasciò ogni suo bene alla consorte Marchesa Giuseppina Solaro Delborgo. I Passalacqua si resero benemeriti del paese, onde la comunità, per dimostrare la sua gratitudine, donava al Marchese Matteo alcuni pascoli e gerbidi vicinali. I Passalacqua prima del 1819 non abitavano a Villa, ma a Tortona nel loro palazzo che era nella via omonima o dove li chiamava il loro ufficio.
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Pubblicato il 20 gennaio 2008 su Storia locale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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