Le nostre radici

Vedendo quanto è cambiato il nostro paese negli ultimi cinquant’anni, diciamo, che, se tornassero al mondo quelli che ci vivevano allora, oggi “non lo riconoscerebbero più” e, in effetti affermando questo non siamo poi molto lontani dal vero. Per comprendere ciò possiamo provare, lasciando un poco correrei ricordi, a fare il confronto tra la Villalvernia di oggi e quella dell’epoca immediatamente precedente la seconda guerra mondiale. Già solo dal punto di vista architettonico possiamo dire che, se anche rimangono sempre identiche le costruzioni più importanti, quelle che ci vengono in mente quando siamo lontani e pensiamo a Villa (la chiesa, il castello, le parti più antiche del paese, che non sono state toccate dal bombardamento aereo del 1944), molte sono le cose che sono cambiate: nuove costruzioni sono sorte, molte case vecchie sono state ristrutturate; in molti luoghi del paese, dove una volta c’erano dei piccoli sentieri sterrati ora corrono ampie strade d’asfalto; nuove piazze, nuove strutture sportive hanno cambiato volto ad alcune zone di Villalvernia; per le vie dove scendevano lenti i carri trainati dai buoi ora circolano rombando automobili e motociclette. Ma la differenza ci colpisce ancora di più se pensiamo alle persone che vivono nel nostro paese: ancora negli anni ’40 quasi tutti lavoravano la terra o si dedicavano ai mestieri manuali. Raro era il caso di chi avesse studiato; si trattava in genere solo in genere dei figli delle famiglie agiate che abitavano in città e che venivano a Villalvernia per passarvi le vacanze. L’ambiente di lavoro e, più in generale, l’ambiente di vita erano ristretti; ben raramente si usciva dal paese; per tutta la vita si frequentavano sempre e solo le stesse persone, anche se in questa comunità piccola e chiusa i rapporti umani erano fondati su valori che tutti si portavano dentro: la fedeltà alla parola data, la solidarietà verso chi ha bisogno, il rispetto per le esigenze dell’altro, la consapevolezza di appartenere ad una comunità nella quale tutti si identificavano e che era come una cosa veramente di “tutti”. Ora certo la vita offre più occasioni di conoscere altra gente, molti studiano e possono svolgere professioni più interessanti e più importanti, tutti noi possiamo conoscere e vivere la realtà delle grandi città che, grazie ai moderni mezzi di comunicazione, non sono poi più tanto lontane. Tutto questo, unito ad un aumentato benessere (nonostante la crisi economica) e alla eliminazione di molte delle disparità sociali esistenti, ci consente di condurre una vita per molti aspetti migliore, anche se l’indebolimento dei valori dell’antica comunità contadina ci porta talvolta a trattare gli altri con troppa indifferenza. Nella Villa degli anni’40, dato che non c’era ancora la televisione, talvolta ci si riuniva tra più famiglie a giocare a carte, a raccontare vecchie storie o parlare dei piccoli fatti “di cronaca” del paese e magari nelle case delle famiglie più ricche circolavano i primi giornali o si ascoltava la radio. I negozi non avevano vetrine luccicanti, ma erano piccoli e male illuminati; non c’erano le discoteche, poche erano le volte che si andava al cinema, un po’ perché non c’erano i mezzi di trasporto e un po’ perché non c’erano i soldi. Basta solo pensare che talvolta si andava dal barbiere e si pagava…a rate. Le occasioni in cui i giovani si incontravano, in cui gli amici si riunivano, in cui si stava alzati fino a notte tarda erano naturalmente le feste (forse meno ricche, ma certo più sentite di quelle attuali) e in particolare la festa patronale: in quell’occasione chi organizzava le “danze” e gli altri intrattenimenti era la “Società”, come tutti chiamavano allora la S.A.O.M.S., la quale non si occupava però solo di queste cose, ma svolgeva anche anche attività sociale ed assistenziale, ad esempio a favore dei lavoratori in caso di malattia o di infortunio. Ogni epoca ha i suoi pregi e i suoi difetti: certo oggi c’è più libertà, c’è più conoscenza delle cose, più consapevolezza dei problemi e, non ultimo, c’è più benessere e quindi più possibilità di assicurare a sé e ai propri cari migliori condizioni di vita. Certamente allora c’era più capacità di accontentarsi delle piccole cose che si avevano, più fantasia nell’inventarsi un lavoro da svolgere o un’occasione di divertimento e, anche se si conoscevano meno persone e l’ambiente era più ristretto, , i pochi rapporti umani erano più intensi e spesso più profondi. Sta a noi recuperare il nostro passato, ascoltare gli insegnamenti e la saggezza che dalle nostre tradizioni (nel loro piccolo anche dalle tradizioni di Villa, legate alle feste e alle stagioni, alle piccole leggende contadine) ancora giungono a noi, senza lasciarle morire per sempre.
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