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Anniversario del bombardamento del 1° dicembre 1944

Mercoledì 1° dicembre, presso la chiesa parrocchiale “S. Maria Assunta” di Villalvernia, alle ore 10,30 sara celebrata una S. Messa in suffragio dei caduti del tragico bombardamento aereo che 66 anni fa colpì il paese. Al termine della funzione religiosa verrà deposta, a cura dell’Amministrazione Comunale, una corona d’alloro ai piedi della lapide commemorativa fuori dalla chiesa.

La locandina

19 MAGGIO 2007: l’intervento del Sindaco di Villalvernia

Cerimonia di consegna della Medaglia d’Argento al Merito Civile
L’intervento del Sindaco di Villalvernia, Giampaolo Pepe


“Carissimi villalverniesi, saluto con piacere i componenti del Consiglio comunale e della Giunta, i Sindaci presenti, e tutte le autorità civili, militari e religiose e la cittadinanza presente.
Saluto la banda “Romualdo Marenco” di Novi Ligure qui presente ad accompagnare la cerimonia.
Saluto le insegnanti con gli scolari delle nostre scuole: la Scuola Primaria “Felice Bogliolo” e la Scuola dell’Infanzia “Mario Bogliolo” di Villalvernia.
Saluto gli allievi degli istituti scolastici superiori qui presenti che oggi hanno avuto dai loro presidi permesso a partecipare con noi a questa giornata.
Ancora, un saluto ai ragazzi della Scuola Calcio di Villalvernia.
Saluto i volontari della Croce Verde di Villalvernia che anche oggi collaborano prestando servizio.
Oggi è quindi un momento importante e storico per il nostro paese.
Sono orgoglioso di guidare l’Amministrazione comunale che ha chiesto questa onorificenza.
Il fatto rilevante e determinante è che la generazione di mezzo l’ha voluta
come un ideale passaggio tra le vecchie e nuove generazioni.
Oggi siamo qui in piazza Umberto I, la piazza del Municipio, nel luogo più importante del nostro paese, e con grande emozione attendiamo di veder appuntata la Medaglia d’argento al merito civile sul nostro gonfalone.
Questa piazza, con la vicina via Roma e via Valerio, furono anche i tristi luoghi del bombardamento.
Il ritrovarci qui ha quindi delle motivazioni simboliche importantissime.
Così come sarà importantissimo, al termine di questo momento, recarci presso Piazza Gritta, ove scopriremo una targa posta su di un leggio con la motivazione dell’onorificenza.
Anche là, un altro luogo molto importante. Ne danno testimonianza i documenti fotografici ed i racconti dei sopravvissuti.
E’ un momento di grande commozione per tutti noi e per i familiari delle vittime del bombardamento.
E penso a quanti tra voi qui presenti, furono testimoni oculari. Ma è anche un momento importante per noi amministratori che abbiamo fortemente voluto questo riconoscimento che, magari, potrebbe risultare vagamente anacronistico.
Forse.
Ma sicuramente restituisce, da oggi, maggior dignità al nostro paese.
Villalvernia meritava questa onorificenza.
Da oltre sessanta anni.
Da quei fatti tremendi non sono certo bastati gli anni per dimenticare, anzi: nella memoria collettiva dei villalverniesi il ricordo dei sacrifici dei nostri padri è più vivo che mai.
Qualche anno fa, don Giuseppe DeLorenzi, parroco di Villalvernia si volle far carico di raccogliere materiale: foto, articoli da giornale, testimonianze. Tutto ciò per raccontare del bombardamento di Villalvernia. Ne uscì una pubblicazione dal titolo: “Il bombardamento di Villalvernia – (sottotitolo)Il vuoto di una volgare carneficina”.Viene naturale il richiamo ad una sorta di REVISIONISMO LOCALE. Così non è stato. Fu piuttosto una sintesi di quella giornata a futura memoria.
A futura memoria di quella tragedia che colpì il paese di Villalvernia, venne intitolata una via (via Caduti I° dicembre); una lapide posta fuori della chiesa parrocchiale; una piazza titolata a don Pierino Bonaventura, vittima e martire di quel giorno; all’interno della chiesetta dell’Antico Borgo, i nomi di tutti i 114 Caduti in un lunghissimo elenco ed infine, all’interno della casa canonica, l’edificio posto proprio qui di fronte, una lapide a ricordare due ragazzi, due allievi della scuola, Francesco Ratti e Vittorio Francesco Sicbaldi, che quel giorno ebbero le loro vite falciate dalla morte arrivata con le schegge di bomba appena sganciate per colpire mortalmente.
Ci facemmo bastare tutto questo per anni.
Ma tutto questo non poteva bastare a rendere giustizia ad un paese colpito in allora da una tragedia di quelle dimensioni. Non poteva bastare per un ricordo perenne che potesse andare oltre il tempo, negli anni a venire.
Anni passati dalla nostra fanciullezza sino a ieri, sino all’ultimo anniversario, recandoci alla S. Messa commemorativa, immaginando lì accanto a te, sul nudo pavimento della chiesa, le salme di tutte le innocenti vittime appena composte cristianamente dai sopravvissuti e da coloro che portarono soccorso dai paesi vicini.
Il bombardamento di Villalvernia non fu solo un episodio, uno dei tanti di quegli anni, ma fu una strage, un eccidio che sconvolse la vita di un paese.
Valga per i posteri, coloro che verranno dopo di noi, il sacrificio offerto in termini di vite umane sofferto in quel triste giorno.
E allora, il mio pensiero corre alle vittime, 114 vittime.
Vorrei chiedere ora a tutti voi presenti, dopo aver elencato quelli che sono i ricordi più vivi, un minuto di silenzio e di raccoglimento in onore di tutte le vittime del bombardamento di Villalvernia.
A Coloro che non ci sono più, da quell’ormai lontano 1° dicembre 1944, di venerdì. Noi tutti, tanti come siamo oggi, siamo qui per Loro, riuniti nel ricordo, nella memoria, a celebrare questa intensa cerimonia. Senza di Loro. E per lo stesso motivo, senza di Loro, senza il Loro innocente, incolpevole sacrificio, noi non saremmo qui, oggi. Quelle vittime innocenti, villalverniesi autentici, volevano bene al loro paese, vivevano il loro paese, con la vita piena di sacrifici che si faceva sicuramente in allora, ognuno con le proprie possibilità e disponibilità. Ma col cuore. Invece, sono stati traditi!! Non dal destino, ma dalla perfida ed ingiusta mano dell’uomo. Da quella cattiveria che talvolta si cela in noi. Da lassù, da dove sicuramente oggi ci guardano, sia testimonianza di affetto e gratitudine per il loro sacrificio, il gesto, un semplice, ma importantissimo gesto, che stiamo compiendo noi tutti oggi qui riuniti. Questo è il ricordo dei nostri morti: 114. Coloro che fecero, tutti insieme, all’improvviso, in un sol giorno, nel volgere di pochi interminabili attimi, il passaggio dalla vita attiva, vissuta nel proprio paese natale, all’atto della morte, distesi sul nudo pavimento della loro chiesa prima della dimora definitiva.
Villalvernia in seguito a quel tragico evento guardò avanti, leccandosi le numerose e profonde ferite. Progredì. Seppe ricostruire. Riedificò, tenendosi dentro questo enorme peso. Così ancora oggi, nel giorno di una cerimonia che rimarrà incisa nei nostri cuori, nella nostra storia.Villalvernia guardi avanti, continui a guardare avanti ma ricordi che

NON C’È FUTURO SENZA MEMORIA DEL NOSTRO PASSATO

Ci siamo impegnati, in particolare il vice-Sindaco Ernesto Tizzone, facendone una questione di principio, con caparbietà e testardaggine, per una giustizia storica, per fare sì che fosse riconosciuta una onorificenza a Villalvernia, a distanza di 62 lunghissimi anni.
Abbiamo trovato persone sensibili che ci hanno ascoltato, in primis, mi riferisco a Sua Eccellenza, il nostro Prefetto, qui presente, che ha capito le ragioni di un paese con una profonda cicatrice che solca la propria epidermide e si sono impegnate, dicevo, a far sì che fosse finalmente assegnato un riconoscimento ufficiale dallo Stato.
A lei, Eccellenza, dobbiamo tutta la pazienza per avere seguito l’iter della medaglia.
Il suo aiuto è stato fondamentale per la buona riuscita dell’iniziativa.
GRAZIE!
Io sono qui oggi per ringraziare tutti voi per la vostra presenza.
Esserci è segno di partecipazione.
Ma di più ancora, dirò GRAZIE a caratteri cubitali verso tutti coloro che ci hanno dato una mano per costruire dal punto di vista organizzativo questo giorno, per vivere insieme una giornata indimenticabile.
Colgo allora l’occasione per ringraziare i volontari della PRO LOCO che ci hanno consentito di salire su questo palco, allestito con il solito impegno e Lolly Persi che con l’esperienza di sempre e il solito buon gusto lo ha addobbato così come lo potete vedere tutti voi.
Grazie sincero a Graziano Rosso, Francesco Capelletti e lo speaker: Giulio Corana
Un invito alll’onorevole Marcella Lucidi, affinché tornando a Roma, si facesse portatrice verso le più alte cariche dello Stato di ciò che abbiamo fatto noi oggi qui a Villalvernia. Spero ne abbia tratto un buon ricordo di questo nostro piccolo paese, ma ricco di brava gente, di tante risorse e di valori umani tangibili.
A sua Eccellenza il Prefetto, chiedo di farsi portatore di questo nostro GRAZIE, verso la sensibilità del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché firmando il decreto ci ha permesso di vedere giustamente riconosciuto il grande tributo dato in termini di sacrificio umano dalla nostra povera gente.
In ultimo, concludo con un ringraziamento particolare per l’organizzazione direi quasi ossessiva, ma convincente, di questa giornata.
In particolare mi riferisco al vice Sindaco, Ernesto Tizzone, che si è fatto in quattro o forse ancora di più, con l’aiuto di alcuni villalverniesi volonterosi per realizzare quanto era in programma.
GRAZIE a TUTTI!”

19 maggio 2007: il saluto dell’Onorevole Marcella Lucidi

CERIMONIA del 19 MAGGIO 2007
Saluto del Sottosegretario all’Interno On. Avv. Marcella Lucidi

“Caro Sindaco, Caro Prefetto, Autorità e cittadini tutti,
è per me un onore rappresentare il Governo italiano nel corso di questa cerimonia di consegna della Medaglia d’Argento al Valor Civile al Comune di Villalvernia.
Con le celebrazioni di oggi ricordiamo lo straordinario tributo di sangue che la comunità di Villalvernia pagò più di 60 anni fa, il 1 dicembre 1944.
Fu quello il tragico e paradossale esito del bombardamento operato dalle “fortezze volanti” statunitensi, da forze alleate che concorsero proprio in quei mesi alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista.
Un’operazione di guerra che mirava a colpire una presunta postazione significativa della logistica delle forze militari tedesche presenti sul territorio italiano, e che invece colpì tanti civili inermi.
E’ la tragica lezione che quel conflitto, come ogni altro conflitto, ieri come oggi, ci consegna: l’orrore della guerra, la sua furia distruttrice, la sua cecità che alimenta solo morte e disperazione, su tutti i fronti.
Per questo, abbiamo inciso a chiare lettere nella nostra Carta costituzionale, all’art. 11, che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Non è un caso che quella tragica giornata per Villalvernia cadde proprio nel cuore del “lungo inverno” che l’Italia ha vissuto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Un Paese diviso in due, occupato da truppe straniere al nord, liberato al sud e al centro dalla Resistenza antifascista e dall’avanzata dell’esercito alleato.
Un Paese allo sbando, che aveva visto dissolvere ogni autorità costituita, che aveva smarrito il senso di sé e della sua identità nazionale.
Un Italia spezzata a metà, separata dalla Linea Gotica, che segnò per mesi la linea di conflitto non solo bellico, ma anche simbolico, tra due mondi irriducibilmente contrapposti.
Di quella tragica vicenda di guerra, di battaglie e di martiri, di fronti e di trincee, Villalvernia è stata parte. Ce lo testimoniano tante cose. Basta ricordare i comunicati dell’esercito tedesco, del Generale Kesserlig, che riconobbe più volte il merito del Compartimento di Genova della Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato – trasferito temporaneamente proprio in questo comune – di essere
riuscito, nonostante tutto, da qui a fornire il materiale necessario al consolidamento delle Linea Gotica.
Quel martirio che Villalvernia subì con i bombardamenti fu dunque parte di una vicenda ben più complessa, di un grande, tragico conflitto.
Dopo quell’inverno, giunse finalmente la primavera della Liberazione, della costruzione della democrazia, della nascita della Repubblica, della ricostruzione materiale, della rinascita civile e sociale di un Paese intero. A quella straordinaria opera seppero concorrere, per la loro parte, gli stessi abitanti di Villalvernia, che seppero rialzarsi e rimettere tutta la loro comunità in cammino.
Proprio nella generosità e nell’umana solidarietà di una comunità, nella rigorosa etica del lavoro e nella voglia di riscatto civile che quegli italiani seppero dimostrare all’indomani della guerra, si possono ancora oggi rintracciare alcune delle radici più vive e feconde di quella vicenda storica.
Recentemente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha richiamato la Liberazione come Festa nazionale di tutti gli italiani, come moto spontaneo delle coscienze che si estese ben al di là della lotta partigiana e dell’intervento delle forze anglo-americane: il Presidente ha ricordato la resistenza spontanea delle città come dei piccoli comuni, fino all’azione, spesso silenziosa e misconosciuta, di tantissimi singoli cittadini.
E ha ritenuto giusto farlo per rendere evidente quanto quella pagina fondativa della storia repubblicana debba e possa unire gli italiani nell’oggi e nel domani, perché lì, nei tanti atti di quotidiano eroismo che vennero compiuti, nella scelta della libertà, della dignità umana, della pace, si rintracciano le radici più solide della nostra democrazia.
La Liberazione fu più di un punto di arrivo, fu un grande punto di partenza per il Paese, la premessa per un’Italia nuova, per la Costituzione, per la faticosa ed entusiasmante edificazione di una democrazia vitale, per la rinascita economica e sociale, per la costruzione di un’Europa pacificata e unita.
Tutte tappe di un difficile cammino che continua nel presente e che si proietta nel futuro.
Per questo oggi coltivare la memoria di ciò che è stato non è un esercizio vacuo e retorico, non è mera liturgia di Stato.
E’ onorare una responsabilità “prospettiva”, oltreché retrospettiva: perché non c’è disegno del futuro che non prenda forma sulle tracce del passato.
E’ il modo più efficace e vero per trasmettere alle nuove generazioni i valori che hanno ispirato la nostra Costituzione repubblicana, quella carta viva capace a distanza di 60 anni di ispirare in modo lungimirante e coraggioso la nostra democrazia, di darle nuova linfa, di rinnovare l’impegno per affermarne il suo programma di diritti, di giustizia, di libertà”.

19 maggio 2007: la testimonianza della signora Bruna Gatti

LA TESTIMONIANZA PER LA MANIFESTAZIONE – 19 MAGGIO 2007
Signora Bruna Gatti

“Il primo dicembre 1944 era una giornata primaverile. Verso le 13,15 abbiamo sentito un rombo di aeroplani che si avvicinava; li ho visti arrivare in formazione a V.
Gli apparecchi sorvolavano Villalvernia e dopo un attimo ho sentito un sibilo ed ho pensato ad un mitragliamento. Siamo scappati dagli alloggi del piccolo condominio in cui abitavo con la mia famiglia e con le atre sei persone per rifugiarsi in cantina. Ma non ci siamo riusciti, perché si trattava di un bombardamento. Le bombe che cadevano hanno creato uno spostamento d’aria, che ha fatto crollare la casa, seppellendoci. Dopo il crollo, che ci ha ricoperto di macerie, per pochi istanti non si è sentito più nulla. Ho sentito poi persone che gridavano, che chiedevano aiuto ed i soccorritori che cercavano con ogni mezzo di togliere le macerie per aiutare i feriti. Io sentii la voce di mia sorella che mi chiamava e mi diceva che non ce la faceva a respirare perché qualcosa la schiacciava ed ebbi il tempo di sentirle dire che non ce la faceva più e ci saremmo viste in paradiso.
Nell’ospedale c’era un via vai di gente ed i medici non riuscivano a fare tutto per tutti. Il mio piede, schiacciato dallo scalino, si era infettato ed era ancora pieno di calcinacci ed i medici suggerirono l’amputazione della gamba, perché stava andando in cancrena.
Una mia zia si oppose a questo e decise di portarmi a casa per farmi curare da un medico che era capitano degli alpini.
Ogni mattina il medico veniva a curare il mio piede, facendo quattro chilometri. Con l’aiuto di questo medico e delle preghiere continue e assidue rivolte alla Madonna sono guarita e dopo sei mesi ho iniziato a camminare.”
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