Archivio delle Categorie: Famiglie notabili
Famiglie notabili: CROZZA
Da: A. Manno – Il Patriziato Subalpino

Da Tortona – Un altro ramo alla Spezia.
Nobili – Appartenevano al decurionato tortonese
Arma – Partito: al 1° d’argento alla croce rossa patente e scorciata. Al 2° d’argento alla casa di azzurro uscente dai due lembi, aperta e finestrata di nero; al cane bianco, al naturale, sedente davaqnti alla porta in atto di custodirla.
1853
Da: G.Casalis – Dizionario geografico – storico – statistico – commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna
VILLALVERNIA (Villa Alvernia), capoluogo di mandamento nella prov. E dioc. Di Tortona, div. D’Alessandria. Dipende dal magistrato d’appello di Casale, intend., tribunale di prima cognizione, ipot., insin. Di Tortona. Ha l’uffizio di posta.
Trovasi a piè di un’amena collina sulla destra dello Scrivia, presso la confluenza del torrentello Rile, ad ostro da Tortona da cui è distante tre miglia di Piemonte.
Il mandamento di cui Villalvernia è capoluogo, ha i suoi confini occidentali appoggiati allo Scrivia, e per la massima parte sulla riva destra; quelli di Volpedo e Garbagna a levante; ed il mandamento di Serravalle (provincia di Novi) a mezzodì.
Villalvernia come capoluogo ha soggetti i seguenti comuni: Carezzano inferiore; Carezzano superiore; Paderna; Spineto; Costa di Tortona; Castellania; S.Agata; Gavazzana; Cassano Spinola; Sardigliano; Coquello e Malvino.
Al di là della sponda sinistra del torrente Scrivia sta una vallata che chiamasi delle Bettole, ed è compresa nel territorio di Villalvernia.
Vi corrono cinque vie comunali; una tende a Cassano Spinola; di presente è ridotta a strada provinciale, e trovasi perciò in ottimo stato; di un miglio ne è la lunghezza; un’altra, quasi impraticabile con bestie aggiogate, lunga pure un miglio si dirige a Gavazzana; la terza che è in mediocre stato, è della lunghezza di mezzo miglio, tende a Carezzano e Paderna; la quarta scorge a Tortona, ed è ben sistemata; l’ultima della lunghezza poco più d’un miglio accenna a Novi e a Pozzolo Formigaro.
Sulla collina che vi sorge a levante vedesi una pianura di qualche fertilità.
Oltre al torrente Scrivia, colle acque del quale vengono irrigati tanto alla sua destra sponda, quanto alla sinistra i prati che lo fiancheggiano, avvi il torrente Rile o Riale che scorre ai piedi della predetta collina, e porta le sue acque all’estremità del mandamento, ossia del comune di Castellania. Sul Rile passa la via principale per mezzo di un ponte in pietra, che fu costrutto circa il 1829. Lo Scrivia vi si tragitta col mezzo di un navicello: abbonda di pesci d’inferior qualità, e contiene eziando alcune trote ed anguille.
Il territorio è fecondo di frumento, meliga, marzuoli, non che di uve producenti vini buoni, specialmente neri, ed abbonda anche di gelsi. Il commercio principale si è quello delle uve, del vino, bei bozzoli, che si fa con Tortona, e principalmente colla città di Novi.
Presso questo borgo sulla manca sponda del rivo che ne porta il nome, si rinvennero conchiglie marine fossili in uno strato di marna cerulea, sabbiosa, coperto da un banco di terreno giudicato ghiaioso-diluviano, le quali conchiglie secondo la nomenclatura del Linneo sono: 1° Arca Pectinata; 2° Patella muricata; 3° Conus pyrula; 4° Turritella imbracataria; 5° Cama intermedia; 6° Donax sulcata; 7° Arca romulea; 8° Testa elliptica; 9° Arca nummaria.
Vi esiste inoltre silice piromaca in grosso pezzo rotolato, coperta in parte da concrezione minutamente mammillare di calcedonio, rinvestita di una pellicola di Cacholong, e pressoché intieramente intonacata, nel resto, da sottile materia biancastra cretacea. Fu raccolta nel letto del rivo di Villalvernia. Ivi pure si rinviene scilice piromaca in un ciottolo traente al calcedonio leggermente intonacata come sopra di sostanza biancastra cretacea.
La chiesa parrocchiale dedicata a M. V. Assunta in cielo è di antichissima costruzione senza determinato disegno; fu edificata a più riprese, e tuttavia trovasi in cattivo stato, ed è troppo angusta non potendo contenere nemmeno la metà della popolazione: ha una sola navata; non contiene che due altari.
Nella parte inferiore del paese fu incominciata da più di mezzo secolo la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale di disegno moderno; già trovavasi condotta a considerevole altezza, quando se ne abbandonò la fabbricazione; ma in questo ultimo tempo si è presa la risoluzione di portarla a termine.
Avvi una chiesa succursale o cappellania nella frazione sopraindicata, la quale fu recentemente costrutta, e dedicata a S. Marcello: un cappellano ivi stabilito celebra giornalmente la messa, ed amministra i sacramenti.
Il cimitero di questa chiesa succursale e quello della parrocchia madre giacciono nella prescritta distanza dall’abitato.
Gli abitanti sono di complessione robusta anzi che no, e di buona indole.
Cenni storici. Quando i vescovi di Tortona avevano il dominio temporale di questo luogo, provvidero alla sua difesa munendolo di solide fortificazioni, e di una torre che sorgeva sul colle soprastante. Nel medio evo questo borgo chiamavasi unicamente Villa; e solo in tempo da noi non molto lontano gli venne aggiunto l’altro Alvernia.
Da varii secoli fu eretto in marchesato a favore dei nobili Passalacqua, famiglia molto antica, patrizia e benemerita di Tortona. L’attuale marchese Passalacqua di Vilalvernia, personaggio assai degno di lode, fu scudiere di S.M. la regina Maria Cristina, e colonnello nella brigata di Pinerolo. Questa famiglia vi possiede un bel palazzo situato nella parte più ridente del borgo, ed è proprietaria del navicello con cui vi si traghetta lo Scrivia.
Popolazione. Gli abitanti del capoluogo sono in numero di 500; e quelli dellunita frazione ascendono a 400; totale 900.
Note:
Il mandamento è una circoscrizione amministrativa sovracomunale intermedia tra il circondario e il comune, introdotta con la Legge Rattazzi (Regio Decreto n. 3702 del 23.10.1859) e vigente fino al 1923, che svolgeva alcune funzioni amministrative e giudiziarie. In ambito giudiziario corrispondeva all’ambito di competenza territoriale di una pretura.
Famiglie notabili: GRITTA
Tratto dal volume “VILLALVERNIA” autore C.F. Capello
Da: Vittorio Spreti – Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana
Famiglie notabili: GRITTA
Arma:Trinciato alla banda d’argento sulla partizione caricata da un granchio di mare di rosso posto nel verso della stessa; sopra d’azzurro alla cometa d’oro posta in palo. Sotto di nero con la campagna di verde.
Dimora: Genova – Monterosso al mare (Spezia). Le origini della famiglia risalgono al XV secolo nella riviera ligure orientale.
Monumenti e iscrizioni in chiesa e pubblici edifici attestano la nobiltà di questa famiglia che fu ascritta al patriziato genovese nel 1648. Nel 1616 furono Segretari della Repubblica di Genova.
Giovanni Agostino – Giureconsulto
Emanuele – ramo cadetto – Nominato conte palatino da Carlo V nel 1720.
Giovanni Battista, del ramo primogenito, ascritto alla nobiltà nel 1673 intervenne il 15 febb. 1695 all’istrumento fatto fra il Comune di Genova e il Duca di Milano, nel 1698 fu mandato a Francesco I duca di Parma, il quale si era offerto come mediatore fra la Repubblica e il Granduca di Toscana.
Giò Benedetto suo figlio nato il 10-X-1677 ascritto alla nobiltà nel 1695 inviato a Vienna dopo la pace di Utrecht, ottenne dall’imperatore il marchesato di Finale. L’unico suo figlio Giov. Batt. Francesco (n. 1723+1781) ascritto alla nobiltà il 16-XII-1750 fu governatore di Novi. Suo figlio (unico) Giò-Benedetto (n. 1779+1862) quando la Liguria fu unita agli Stati Sardi fu nominato primo decurione di Genova da Vittorio Emanuele I.
Dal matrimonio con Maria Ceccardi ebbe numerosa prole.
Giovanni Battista suo primogenito, avvocato, fu padre di Gian-Benedetto pure avvocato, dedicatosi poi all’agricoltura razionale. Sono suoi figli:
Giovanni Battista, Bianca, Giuseppe e Laura.
Giovanni Battista, avvocato, prese parte alla guerra italo-austriaca 1915-18, fu riconosciuto Marchese e Patrizio genovese.
Sposa Carolina Valerio (7-5-1925). Ebbero due figli: Emilia e Gian Alberto.
Giuseppe, avvocato, fece la guerra 1915-18.
Giuseppe Maria secondogenito di Giò Benedetto e Marina Ceccardi (n. 1828+1901) Cav. Corona d’Italia; Ufficiale del Pelihar di Tunisi seguì la Carriera Prefettizia. Con decreto 14-1-1885 gli fu riconosciuto il titolo di Patrizio genovese e l’uso dello Stemma; all’unica figlia Maria in Cocito il titolo nobile.
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana coi titoli di Marchese, Patrizio genovese, Nobile, in persona di:
Giov. Battista, di Giov. Benedetto, di G.B., e di Maria, di Giuseppe Maria Pio, di Giò Benedetto Cocito ed è rappresentata da Giov. Battista di Giò-Benedetto, di G.B.; Bianca di Giò Benedetto; Giuseppe Paolo, di Giò Benedetto; Laura di Giò Benedetto; Emilia di Giov. Battista, di Giò Benedetto; Gian Alberto, di Giovanni Battista.
Famiglie notabili: GRITTA
Tratto dal volume “VILLALVERNIA” autore C.F. Capello
Da: Vittorio Spreti – Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana
Famiglie notabili: GRITTA
Arma:Trinciato alla banda d’argento sulla partizione caricata da un granchio di mare di rosso posto nel verso della stessa; sopra d’azzurro alla cometa d’oro posta in palo. Sotto di nero con la campagna di verde.
Dimora: Genova – Monterosso al mare (Spezia). Le origini della famiglia risalgono al XV secolo nella riviera ligure orientale.
Monumenti e iscrizioni in chiesa e pubblici edifici attestano la nobiltà di questa famiglia che fu ascritta al patriziato genovese nel 1648. Nel 1616 furono Segretari della Repubblica di Genova.
Giovanni Agostino – Giureconsulto
Emanuele – ramo cadetto – Nominato conte palatino da Carlo V nel 1720.
Giovanni Battista, del ramo primogenito, ascritto alla nobiltà nel 1673 intervenne il 15 febb. 1695 all’istrumento fatto fra il Comune di Genova e il Duca di Milano, nel 1698 fu mandato a Francesco I duca di Parma, il quale si era offerto come mediatore fra la Repubblica e il Granduca di Toscana.
Giò Benedetto suo figlio nato il 10-X-1677 ascritto alla nobiltà nel 1695 inviato a Vienna dopo la pace di Utrecht, ottenne dall’imperatore il marchesato di Finale. L’unico suo figlio Giov. Batt. Francesco (n. 1723+1781) ascritto alla nobiltà il 16-XII-1750 fu governatore di Novi. Suo figlio (unico) Giò-Benedetto (n. 1779+1862) quando la Liguria fu unita agli Stati Sardi fu nominato primo decurione di Genova da Vittorio Emanuele I.
Dal matrimonio con Maria Ceccardi ebbe numerosa prole.
Giovanni Battista suo primogenito, avvocato, fu padre di Gian-Benedetto pure avvocato, dedicatosi poi all’agricoltura razionale. Sono suoi figli:
Giovanni Battista, Bianca, Giuseppe e Laura.
Giovanni Battista, avvocato, prese parte alla guerra italo-austriaca 1915-18, fu riconosciuto Marchese e Patrizio genovese.
Sposa Carolina Valerio (7-5-1925). Ebbero due figli: Emilia e Gian Alberto.
Giuseppe, avvocato, fece la guerra 1915-18.
Giuseppe Maria secondogenito di Giò Benedetto e Marina Ceccardi (n. 1828+1901) Cav. Corona d’Italia; Ufficiale del Pelihar di Tunisi seguì la Carriera Prefettizia. Con decreto 14-1-1885 gli fu riconosciuto il titolo di Patrizio genovese e l’uso dello Stemma; all’unica figlia Maria in Cocito il titolo nobile.
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana coi titoli di Marchese, Patrizio genovese, Nobile, in persona di:
Giov. Battista, di Giov. Benedetto, di G.B., e di Maria, di Giuseppe Maria Pio, di Giò Benedetto Cocito ed è rappresentata da Giov. Battista di Giò-Benedetto, di G.B.; Bianca di Giò Benedetto; Giuseppe Paolo, di Giò Benedetto; Laura di Giò Benedetto; Emilia di Giov. Battista, di Giò Benedetto; Gian Alberto, di Giovanni Battista.






